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22 novembre 2010

Modi di farsi male

Il bunker-nascondiglio

All'interno si accede da un varco che qualcuno ha ricavato contravvenendo alla disposizione casuale delle pietre di un muro a secco lungo appena un metro e mezzo, unico artificio umano nella vastità arsa della campagna.
Guadagnarsi l'entrata a carponi, arrivare a due terzi del corridoio senza accorgersi dei propri movimenti, rivederli all'indietro come un flash-back, fermarsi un attimo immobile dopo la fuga, le arterie delle gambe così pulsanti che ti sembra fuoriescano dai condotti andando a sbattere sulle pareti.
Arrivo finalmente all'esito, i due metri quadri di quadrilatero finale e indosso come un cappotto di lana grezza l'odore solido d'uovo andato a male che proviene dal lavandino e mi siedo sulla polvere stratificata del letto e respiro. Sono libero.


Eu-tanatos

Prigioniero di nessuno se non di me. Ma non di me inteso come io, persona, interiorità, es, ego e tutto il resto. Prigioniero del corpo involuto, dove le sinapsi non sono ormai che sentieri sbarrati da inevitabili frane muscolari. Le gambe, le braccia, le mani, i piedi. I muscoli facciali. Il diaframma.
Il mio corpo non agisce da solo, ovvio. Il suo complice è di bassa statura, ma di grande ingegno. Possiede circuiti che si sviluppano attraverso pulsanti, indici di regolazione, parametri visivi, tutti convergenti verso la grande mano tubiforme che termina dritta dritta nel centro di un buco che mi hanno praticato al centro del collo. Quel buco è il punto strategico dove il mio corpo e il suo complice si riuniscono nell'unico, miserabile intento di soffiarmi dentro aria. E nell'altro viscido intento di soffiarmi fuori aria. Solo aria, però. Non voce per le corde vocali, non espressioni, gesti, movimenti volontari. Solo aria.
Il corpo e il suo complice pensano che l'aria sia l'antidoto contro la morte. Se lo pensano tutti e due, sarà così. Forse sono anche cieco.


(Riflettevo in quanti modi l'essere umano può farsi del male..)




16 settembre 2010

Terzo Mondo


- Qui a Londra, in occasione della Pope's visit, si sono mobilitati in diversi, ma non con i toni dell'attesa fervente: secondo un sondaggio commissionato dal Tablet (giornale cattolico inglese) il 79% dei britannici non nutre interesse per la visita del Papa e il 77% ritiene che la visita non avrebbe dovuto essere a carico dei contribuenti (14 milioni di euro per 4 giorni !). Si stanno organizzando manifestazioni di protesta, per dirne due quelle legata agli abusi sui minori commessi da religiosi e quella delle donne cattoliche e attiviste che richiedono l'accesso al sacerdozio. (vedi)
E pensare che tutt'oggi la scalata alle più alte cariche cardinalizie sembra sia direttamente proporzionale all'osteggiamento dello stesso candidato al sacerdozio di donne e omosessuali.
A complicare il tutto la dichiarazione del cardinale che avrebbe (è stato poi strategicamente dispensato) dovuto accompagnare il pontefice: ha definito Londra paese del Terzo Mondo. E' su tutte le prime pagine dei quotidiani britannici stamattina e la solita rettifica/fraintendimento a posteriori non ha convinto nessuno.
Ma la vera notizia per me italiana è una protesta così capillare contro un'organizzazione potente e secolare in barba all'etichetta dell'accoglienza: da noi sarebbe possibile? E soprattutto sarebbe non strumentalizzata e ideologizzata? (e non credo dipenda solo dal fatto che qui la maggioranza è anglicana)

-A Washington il Foreign Policy, magazine di politica internazionale, scomoda il VI canto del Purgatorio dantesco per definire lo stato attuale del nostro paese, più o meno ridotto allo stato di un bordello in tutti i sensi possibili, in cui una pletora di cortigiani senza cervello e senza più volontà fa la corte non si sa a che cosa, forse al re, forse a qualche affaruccio personale, forse ai propri acquisiti privilegi, mentre la plebe,  i "servi della libertà", stanno a guardare. (vedi)

Bene, ho proprio voglia di tornare a casa.